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Nota del Presidente

Sono tornato a Chieti dopo 51 anni vissuti a Roma.
Non vedevo l’ora di tornare…
E adesso ancora mi stupisco che sia successo, che sia potuto accadere…
Chieti è la città dove sono nato, è la città dove sono cresciuto, è la città dei miei ricordi più belli, è la città dei miei affetti giovanili più cari, è la città dei miei sogni infantili, è la città delle mie più grandi speranze, quelle speranze che coltivavo da giovane, è la mia città, quella che coi suoi pregi e i suoi difetti, ti manca da morire quando ne sei lontano, è la mia città, la città per me più bella del mondo!
Sono passati due anni e ancora non mi sembra vero di essere tornato!
Mi guardo intorno, provo le sensazioni di una volta, sento in alcune zone lo stesso profumo di quando ero piccolo, e vivo ancora oggi l’entusiasmo di quando sono tornato nel 2016…
…e detto tra noi è un dono che Dio Nostro Signore ha voluto farmi!
Non perché io sono speciale, ma perché Lui, il Signore, usa esaudire i desideri di tutti i Suoi figli elargendo loro le Grazie più grandi, solo perché li ama alla follia!
Ma spesso, per non dire sempre!, non ci accorgiamo dei Suoi Doni elargiti, profusi a piene mani… Siamo distratti dalle nostre preoccupazioni terrene, dai nostri affanni, dalle nostre angosce e non guardiamo mai in alto, verso il Cielo, guardiamo per terra, non ci rivolgiamo mai a Dio con fiducia e speranza, perché non Lo conosciamo o perché di Dio Nostro Signore ci siamo formati, o così ci è stato insegnato, un’idea sbagliata…
Noi in effetti conosciamo un Dio severo al massimo, Giudice inderogabile, e dimentichiamo che Dio è nostro Padre, un Padre misericordioso, pronto a perdonare ogni nostra mancanza, pronto a dimenticare ogni nostra offesa!
E’ vero, è anche Giudice severo!
Ma solo per coloro che in nome della libertà di pensiero, del progresso, della scienza, o di qualunque altro pretesto, calpestano i diritti umani che sono alla base dei diritti civili e sociali, oppure abusano delle loro facoltà e offendono Dio gratuitamente!
Non ho trovato, o forse non esistevano le parole adatte per ringraziarLo del mio ritorno a casa…
E allora ho usato le parole che mi venivano spontanee, naturali e, forse, il Signore Nostro Dio le ha gradite di più di quelle ricercate e altisonanti!
Il Centro storico di Chieti è lo stesso che lasciai nel 1965. Identico.
Mi sono divertito a ripercorrere a piedi, indugiando perchè alla mente intanto mi tornavano vecchi ricordi, i volti degli amici coi quali ho condiviso le ore della mia giornata, ogni angolo della mia città, quelle attorno alla Chiesa di Ognissanti, Largo S. Maria e dintorni, il vecchio impianto del Campo Sportivo della Civitella, oggi abbattuto per far posto all’omonimo preziosissimo Museo, e poi i punti chiave della mia fanciullezza, come l’Asilo Nido di Viale Amendola, la Scuola Materna Principessa di Piemonte, le Scuole Nolli preludio al mio trasferimento per 4 anni al Collegio Histonio di Vasto…
E’ meraviglioso poter passeggiare ancora per il Corso Marrucino o per la Villa Comunale, dove ho trascorso la mia vita dai 14 ai 18 anni, percorrere la Via dello Zingaro andando per la Piazza della verdura verso il Piano Sant’Angelo, oppure osservare il panorama unico – a perdita d’occhio che solo Chieti, la mia città natale, può vantare da qualunque punto di osservazione si lanci lo sguardo!
Uno scenario incredibile e imperdibile, unico al mondo, con la Valle della Rinascita che si estende fino ai piedi del Gran Sasso d’Italia, ricco, ricchissimo di centri abitati che, vedendolo nelle ore notturne, sembra di osservare un grande immenso presepe pieno di luci e quasi irreale, oppure la nostra Majella, di cui se la guardiamo attentamente possiamo scorgere dettagli su dettagli. E poi il mare, non ci facciamo mancare nemmeno quello, mentre le colline ondulano un paesaggio che pure degrada dai monti al mare stesso.
La Chieti storica, la Chieti alta è sempre là, uguale a se stessa, la vita della gente invece mi sembra cambiata. Intanto lo “struscio” sul Corso Marrucino, fino al “laghetto delle papere” della Villa Comunale, non è un rituale come mezzo secolo fa quando riguardava l’intera città e ci si “acchittava” di tutto punto, come si fa nei giorni di festa indossando gli abiti migliori! Poi, la gente, peraltro diminuita numericamente, è cambiata, faccio fatica a riconoscerla, anche quelli della mia età non li riconosco più o quasi, perchè dopo così tanto tempo, ognuno di noi, me per primo, ha cambiato volente o nolente, i propri connotati.
E poi, qualcuno ha cambiato città, qualcun altro ci ha preceduto nell’aldilà e diventa difficile ricostruire un habitat come quello in cui avevo vissuto da ragazzo…
Sono cambiate anche le abitudini perchè se andiamo ai Centri commerciali, d’estate per prendere il fresco, d’inverno per scaldarsi (attraverso climatizzatori e termosifoni…), la gente è tutta lì alla ricerca di comforts…
Per fortuna a Chieti c’è, Grazie a Dio, la mia famiglia di origine!
Io e la famiglia che ho costruito a Roma non siamo perciò soli e so che, all’occorrenza, possiamo fare affidamento su mio fratello e sulle mie sorelle!
Frequento lo Stadio!
Io non ho i globuli rossi, ma i globuli neroverdi (confermato dagli analisti dell’Ospedale vecchio…) e quando il Chieti FC 1922 non vince vado in crisi depressiva!
Non c’è una medicina che in questo caso mi possa risollevare…
E poi frequento la mia Parrocchia, quella intitolata a Sant’Antonio Abate, su Via Arniense tra il Piano Sant’Angelo e la Caserma Spinucci.
Credo in Dio Nostro Signore e frequento la Chiesa con una certa assiduità!
Ciò non toglie che necessariamente un fedele conosca i bisogni della sua Parrocchia!
Don Donatello Pellicciotta, il nostro parroco, è un sacerdote discreto nel modo di porsi, anche se in caso di necessità, taglia corto e si assume sempre e per intero la responsabilità delle scelte da adottare!
Ma sa anche che ognuno dei suoi parrocchiani ha la “sua croce” da portare, che è già pesante di per se stessa!
Per cui lascia, se lo ritiene opportuno e vigilando attentamente, che i parrocchiani stessi propongano e si assumano la responsabilità di eventuali migliorie da apportare ai servizi da erogare.
Nel nostro caso ci ha accordato la sua fiducia. E’ un tentativo quello della nostra Associazione che va sperimentato nell’interesse di coloro che hanno bisogno di aiuto.
Non ci sono opzioni alternative perché le richieste di aiuti aumentano e le disponibilità della parrocchia sono limitate.
Nell’accordarci la sua fiducia, il nostro Parroco (per sua stessa ammissione, sulla quale peraltro concordo pienamente!) sa che se la nostra iniziativa è Opera di Dio, essa andrà avanti, viceversa non avrà futuro…
Io credo che l’Organizzazione di Volontariato che abbiamo da poco fondato, se è composta da operatori di pace, da membri umili e animati da grande spirito di servizio, ebbene Essa sarà capace di dare sollievo ai bisogni di chi soffre!
Poco tempo fa, ci eravamo casualmente accorti, io ed alcuni miei amici del “Rinnovamento dello Spirito” che diversi cittadini in un continuo andirivieni bussavano alla porta del nostro parroco e siamo venuti, sempre casualmente, a conoscenza che c’è un gruppo numeroso di famiglie che si rivolge al nostro parroco perché vive sotto la soglia della povertà!
E nonostante esistano altre importanti Istituzioni benefiche, come per esempio la Caritas o le Suore Vincenziane, non si riescono a soddisfare le crescenti esigenze di una fascia sociale, peraltro in espansione, che versa in gravissime difficoltà!
In Italia, culla della Civiltà e culla del Cristianesimo, mentre ci confondiamo nel luccichio delle vetrine e dei negozi dei centri commerciali, mentre ci dibattiamo in infinite e sterili battaglie politiche su temi che non afferiscono la qualità della vita dei nostri concittadini, mentre plaudiamo le stelle del calcio, del cinema, della TV, dello spettacolo in genere e “siamo pronti a prostituirci pur di apparire”, Vanità delle Vanità, mentre ci sembra del tutto normale che si allarghi la forbice tra i ricchi che sono sempre più ricchi e i poveri che diventano sempre più poveri, dimentichiamo o facciamo finta di farlo che la disoccupazione riguarda il 40% degli italiani, che i giovani sono costretti ad emigrare pur di trovare una occupazione lavorativa, che tante famiglie si avvalgono della presenza dei loro anziani in pensione per arrotondare le risorse economiche che le consentano di vivere appena decorosamente fino alla fine del mese, che questo sistema iniquo di ridistribuzione della ricchezza ha prodotto solo diseguaglianze sociali e che la fascia della povertà si allarga di giorno in giorno, mentre non governiamo l’irreversibile fenomeno della migrazione dai paesi del terzo mondo o dell’est-Europa, ma si lucra in modo ignobile su questo nuovo aspetto della globalizzazione mondiale.
Tutto questo non fa altro che aggiungere miseria a miseria, degrado sociale a degrado sociale, e favorisce, anzi istiga una sorta di guerra tra poveri, quando intanto altre piaghe sociali come le tossico-dipendenze, la violenza sulle donne, il bullismo, e ancora altro, ci vedono immobili, inermi e inetti a guardare, a lamentarci, a scaricare le responsabilità di tutto ciò che non va alle figure istituzionali, quelle sì potenti, forti e in grado di trovare soluzione ai problemi esistenti, solo che non lo fanno!
Noi invece poveracci, soli, indifesi, ma cosa vuoi che possiamo fare…
Siamo noi i primi ad avere bisogno, con la nostra età avanzata, con le nostre malattie, con le nostre difficoltà…
E a noi, chi ci aiuta?
Una volta in televisione ho sentito una storiella, raccontata da Damiano Tommasi, allora giocatore della Roma, oggi dirigente sindacale nel mondo del Calcio, che non ho mai dimenticato…
C’era un cristiano a tutto tondo, commiserevole, pietoso, altruista che percorrendo una strada, vide sul marciapiede un povero, anche malato, sai uno di quei barboni che ti fa schifo solo a toccarli perchè non si lavano, puzzano ed allora, guardando il Cielo questo cristiano disse a Gesù: “Signore potentissimo, Signore immenso, guarda questo povero, tutto lacero, unto, bisunto, affamato, sporco, puzzolente, malato!
Ebbene Signore, tu che sei Dio, l’Onnipotente, sollevalo da questa condizione miserevole e pietosa!
FAI QUALCOSA PER LUI!”.
E Gesù gli rispose: “HO FATTO TE!”.
Si, è proprio così, il Signore ha fatto noi, ha fatto me, ha fatto te, ha fatto tutti per aiutarci vicendevolmente!
Il Signore Dio è il Padre di tutta l’Umanità e se noi siamo tutti Suoi figli, con il nostro prossimo siamo fratelli!
SE CREDIAMO IN DIO, SE ABBIAMO FEDE, E’ COSI’!
Se non crediamo o crediamo ad un dio costruito appositamente per noi, su misura, allora continuiamo a fare come ci pare e magari, in casi estremi, quando siamo in difficoltà, quando non sappiamo più a chi rivolgerci, ci aggrappiamo a quel Dio, Padre Misericordioso, adesso, in questo momento esiste davvero!, che non può negarci il Suo aiuto…
La giustificazione più comoda e facile per farci commettere, anche da credenti, ogni sorta di sopruso, ogni sorta di cattiveria, ogni sorta di omicidio è legata proprio a questa figura paterna che “non può non perdonare” i suoi figli a prescindere dai loro comportamenti!
Anche quando si uccide e, diciamolo pure, non si uccide solo con le armi, ma anche con l’indifferenza, con il menefreghismo o scaricando su altri le nostre responsabilità!!!
Allora non possiamo girare sempre la testa dall’altra parte, far finta di niente, come se questo mondo non ci appartenesse, come se non fosse il nostro, come se non avessimo responsabilità alcuna, come se avessimo già demandato ad altri la soluzione dei problemi in essere e quindi siamo in pace con la nostra coscienza, come se fossimo impotenti, come se avessimo problemi che già ci soverchiano e non fossimo in grado di non fare niente, di fare altro…
Siamo sinceri, almeno con noi stessi: questo è un atteggiamento di comodo, dove noi godiamo dei vantaggi e dei meriti che non sono solo nostri, godiamo di privilegi che non sono solo frutto delle nostre “indubbie”” capacità, godiamo dei sacrifici sopportati da altri e noi ne raccogliamo i frutti, ci “spaparanziamo” sulla poltrona e guai a chi ci tocca…
Il Signore Nostro Dio ha dato a ciascuno di noi dei talenti!
Non rappresentano monete, o semplicemente monete, ma capacità…
Ognuno di noi ha prerogative uniche, altrimenti saremmo tutti dottori, tutti commercianti, tutti operai, eccetera…
Ognuno di noi ha capacità spiccate per svolgere un’attività, ognuno di noi può mettere a disposizione di una Comunità bisognosa, tutta la propria professionalità, la propria attitudine, la propria disponibilità per poter realizzare un Progetto fattibile, concreto, che sia di aiuto al prossimo, la diversità è ricchezza!
Ognuno di noi, nel suo piccolo, può essere il Buon Samaritano, ognuno può essere una goccia d’acqua nell’Oceano dei bisogni!
E guai se questa goccia d’acqua non ci fosse…
Il Signore non ci chiede mai l’impossibile, ci chiede di fare solo quello che è alla nostra portata, tante volte gli basta la nostra semplice disponibilità, si accontenta della nostra sincerità di cuore e ci benedice quando ci vede “sbracciarci”, magari senza combinare nulla di buono, ma ci benedice lo stesso perché abbiamo detto “Sì” e dato la nostra disponibilità al Suo Progetto di Salvezza, cui tutti siamo destinati!
C’è posto per tutti in Paradiso e non c’è differenza di razza, di lingua, di religione, perché al Signore interessa solo la nostra Bontà di Cuore e non altro!
Se si è alti, se si è bassi, se si è magri o grassi, biondi o bruni, non fa differenza alcuna.
Questa è una distinzione che facciamo noi uomini, così come per quanto riguarda la distinzione tra bellezza e bruttezza…
Per il Signore, quali Sue creature, siamo tutti uguali, belli, e soprattutto “preziosi!”.
E quando diciamo tutti, dobbiamo intendere TUTTI, proprio TUTTI, nessuno escluso!
Una volta scoperto che nella nostra Parrocchia di Sant’Antonio Abate esiste una povertà nascosta, silenziosa, ma non per questo meno bisognosa di aiuto, abbiamo costituito questa Organizzazione di Volontariato e l’abbiamo costituita per poter raccogliere le risorse economiche necessarie a rendere meno difficoltosa la vita di questi nostri fratelli e sorelle in Cristo Gesù, che hanno i nostri stessi diritti (oltre che i nostri stessi doveri, questi esistono sempre!)…
Il successo della nostra Associazione è legato sì ai talenti che ci sono stati donati da Dio, ma è legato anche e soprattutto alla nostra Fede, alla nostra sincerità di cuore, alla nostra pulizia morale, alla nostra capacità di donare noi stessi a questa missione!
Il Signore Nostro Dio affida ad ognuno di noi, iscritto o non iscritto alla nostra Organizzazione di Volontariato il compito di essere noi stessi il prolungamento della Sua mano per dare un sostegno concreto ai Suoi figli (nostri fratelli) in difficoltà…
Egli si serve dell’Uomo per la realizzazione dei Suoi Progetti e quando vede in noi il desiderio di fare la Sua Volontà, allora ci sostiene spiritualmente e materialmente, donandoci la forza, l’entusiasmo e la gioia di operare e moltiplicando gli effetti del lavoro da noi svolto!
Personalmente ho già vissuto una analoga esperienza a Roma alcuni anni fa e quando a fine anno approvavamo il consuntivo di bilancio ci chiedevamo: “ma da dove so’ arrivati tutti sti sordi?”, nessuno lo sapeva, e solo andando a controllare i libri contabili si scopriva che era tutto vero, che la Casa de Acolhida Bom Pastor poteva continuare, nella certezza economica assicurata dalla ArdiM-ONLUS, la sua azione di recupero alla vita dei bambini di strada ricoverati nella struttura per essere protetti da ogni forma di violenza e di sopruso, essere educati alla vita, poter studiare, apprendere un lavoro… Poi a 18 anni, essere preparati, pronti per essere inseriti nel tessuto sociale e lavorativo.
Oggi, riproponiamo lo stesso schema già sperimentato con risultati soddisfacenti in altra sede.
Un’associazione è una scatola vuota: siamo noi che la riempiamo di contenuti, di progetti fattibili per giustificare le ragioni che hanno portato alla sua costituzione.
L’associazione inoltre è uno strumento che lo Stato fornisce ai cittadini affinché essi stessi possano coltivare i loro interessi in tutti i settori della vita, come p.es. nello sport, nella cultura, nell’impiego del tempo libero, nella soolidarietà e altro ancora…
Lo Stato chiede il rispetto dello Statuto, ovvero la Legge che regola la vita associativa (che a sua volta è emanazione di leggi vigenti), e la trasparenza amministrativa e contabile.
Per mia personale esperienza, posso affermare che la cristallinità di una associazione si misura dalla “tenuta dei libri ed in particolare del libro contabile!”.
Per quanto riguarda la nostra “Organizzazione di Volontariato”, dove noi cattolici diamo vita ad una Associazione laica (seppure “voluta” di ispirazione cattolica), un elemento fondamentale è la preghiera che ci permette di rivolgerci a Dio nostro Signore in forma diretta e umiltà di cuore, chiedendo aiuto, sostegno, forza e coraggio nell’espletamento dei nostri compiti.
La nostra Associazione, inoltre è dedicata alla nostra Madre Celeste, quale segno di distinzione, e sarà offerta al Cuore Immacolato di Maria SS. il prossimo 8 dicembre 2018,
nella S. Messa delle ore 18,00.
Alleanza Mariana, non vivrà di sole offerte.
Le offerte sono e saranno sempre ben accette, ci mancherebbe altro!
Ma non possono rappresentare la spina dorsale di una Associazione costituita per aiutare le famiglie bisognose della nostra città…
Alleanza Mariana deve trovare le risorse economiche attraverso iniziative che producono reddito.
Per le caratteristiche dei membri che costituiscono la nostra Associazione, si possono ipotizzare alcuni canali preferenziali, fermo restando che nella prima fase si camminerà a tentoni perchè non esistono esperienze retroattive cui fare riferimento e gli stessi soci-fondatori sono essi stessi quasi tutti all’esordio della guida di un Ente del Terzo Settore…
Gli attuali canali preferenziali possono essere ravvisati nell’allestimento e nella gestione di spettacoli teatrali, nell’allestimento e nella gestione di manifestazioni sportive ed infine nella organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale e religioso, così come indicati nello statuto e nella legge 117/2017.
Per la raccolta fondi, inoltre possono essere esercitate attività diverse da quelle di cui all’art. 5 della legge 117/2017 a condizione che l’Atto Costitutivo e lo Statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale.
Inoltre Alleanza Mariana si avvarrà di un c/c postale quale “piccolo salvadanaio” delle risorse economiche acquisite e di un sito internet per la massima pubblicizzazione degli obiettivi da perseguire e la necessaria informazione delle iniziative assunte.
Questo è il quadro complessivo della identità e della azione della nostra Organizzazione di Volontariato, ma questo quadro resta una semplice dichiarazione di intenti se, sia al suo interno che all’esterno, non ci sarà la mobilitazione di tutti, secondo le varie iniziative, al coinvolgimento di quanti hanno a cuore il bene dei nostri concittadini bisognosi!
Noi possiamo disegnare il più bel progetto del mondo, ma se esso rimane inattuato perché non trova consensi, il progetto non serve a niente e i bisogni di chi soffre resteranno insoluti!
Fondamentale è anche la preghiera che, come detto in precedenza, ci deve dare forza, coraggio, voglia di lottare per la difesa dei diritti dei più deboli e perché tutti diventino protagonisti della difesa della qualità della vita, ovvero di “ciò che indubbiamente non ha prezzo alcuno!”.

Chieti 3 Dicembre 2018
IL PRESIDENTE

Gino Marco Capodifoglia